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Roma, protesta contro Italia-Israele: “Una partita che non andava giocata”

Manifestanti e associazioni si sono radunati a Piazzale Flaminio per contestare la presenza di Israele alle qualificazioni, denunciando un doppio standard nello sport

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Pasquale Luigi Pellicone di Pasquale Luigi Pellicone

Luigi Pellicone, classe 1979, romano di adozione, romanista per vocazione. Laureato in Lettere Moderne, un breve passato da insegnante poi giornalista dal 2007. Sei anni in Alanews, appassionato di sport e politica amo seguire le vicende sul campo senza soluzione di continuità

Roma, 14 ottobre 2025 – Un sit-in si è svolto oggi nei pressi di Piazza del Popolo a Roma, in concomitanza con una manifestazione pro Palestina a Udine, per esprimere dissenso riguardo alla partita di qualificazione ai Mondiali 2026 tra Italia e Israele. L’iniziativa ha visto la partecipazione di diverse associazioni locali, tra cui Potere al Popolo, cittadini romani e passanti che si sono uniti al gruppo radunatosi in Piazzale Flaminio, da dove partono i tram diretti allo Stadio Olimpico.

La protesta a Roma: “Questa partita è una vergogna”

immagine

Dal sit-in romano è arrivato un messaggio netto: la partita tra Italia e Israele non dovrebbe essere disputata e la nazionale israeliana non dovrebbe partecipare alle competizioni sportive, paragonando la situazione a quella delle sanzioni imposte alla Russia in ambito sportivo. I manifestanti hanno denunciato un “doppio standard” nel giudizio politico e sportivo che, a loro avviso, penalizza la Palestina. Hanno invitato gli italiani a non seguire l’incontro per non “rendersi complici” degli eventi drammatici avvenuti negli ultimi mesi a Gaza.

Nonostante la tregua mediata in Egitto, le tensioni e i traumi derivanti dalla crisi in Medio Oriente restano forti, e la partita assume un significato che va ben oltre il campo da gioco. Le piazze italiane, come quella di Roma, continuano a rappresentare un luogo di espressione civile e politica su questi temi, dimostrando che l’incontro tra le due squadre è percepito come un momento carico di simbolismo.

La sfida sportiva: un match decisivo per le qualificazioni mondiali

Sul piano calcistico, la partita Italia-Israele, disputata sul campo neutro di Debrecen, Ungheria, è stata una delle più emozionanti e importanti del girone di qualificazione ai Mondiali di calcio 2026. Gli Azzurri, guidati dal ct Rino Gattuso, hanno ottenuto una vittoria sofferta per 5-4 contro Israele, agganciando in classifica i diretti avversari a quota nove punti e blindando la seconda posizione nel girone, che garantisce l’accesso agli spareggi.

Il match è stato ricco di colpi di scena: Israele è andata avanti più volte, con l’Italia che ha saputo reagire e ribaltare il risultato, grazie alle reti di Moise Kean, Politano, Raspadori e Tonali, autore del gol decisivo nel recupero. Una partita “folle”, come l’ha definita il tecnico Gattuso, che ha evidenziato la combattività e la determinazione degli Azzurri, ma anche le difficoltà difensive.

Il confronto calcistico tra i due Paesi, quindi, si è rivelato cruciale per la nazionale italiana, ma allo stesso tempo è stato accompagnato da forti tensioni politiche e sociali che ne hanno condizionato la percezione pubblica.

Questa manifestazione romana e l’intenso dibattito che circonda la partita sottolineano come, nel contesto geopolitico attuale, eventi sportivi di tale rilievo non possano essere considerati separatamente dalle questioni internazionali e umanitarie che coinvolgono direttamente le nazioni protagoniste.

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