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Gaza, partita l’invasione: l’attacco finale sulla città con tank e forze aeree

Offensiva terrestre con raid aerei e corpi speciali scuote Gaza City mentre migliaia di civili cercano scampo tra crisi umanitaria e tensioni internazionali crescenti

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Smoke rises as a result of an Israeli airstrike on the outskirts of Gaza City@ANSA

Smoke rises as a result of an Israeli airstrike on the outskirts of Gaza City@ANSA

Vittorio De Bellaro di Vittorio De Bellaro

Nato a Bologna nel 1996 è un giornalista specializzato in informazione digitale. Dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, ha iniziato a collaborare con alcune redazioni online occupandosi di cronaca e attualità. Negli ultimi anni ha concentrato il suo lavoro sul giornalismo web, seguendo l’evoluzione dei nuovi media e delle piattaforme digitali. Oggi cura contenuti, interviste e approfondimenti per testate e format che puntano a raccontare la realtà con un linguaggio fresco ma affidabile.

Gaza City, 16 settembre 2025 – L’invasione di Gaza City è iniziata nella notte tra il 15 e il 16 settembre 2025, segnando una nuova fase cruciale nel conflitto tra Israele e Hamas. Dopo mesi di tensioni e una serie di raid aerei, l’esercito israeliano (IDF) ha lanciato un’offensiva terrestre massiccia con l’impiego coordinato di aerei, droni, elicotteri Apache, colpi d’artiglieria e carri armati. L’obiettivo dichiarato è il recupero degli ostaggi e la neutralizzazione delle forze armate di Hamas presenti nella Striscia di Gaza, in particolare nel cuore di Gaza City.

Attacco finale: l’offensiva terrestre e il ruolo dei corpi speciali

La notte ha visto una serie impressionante di raid aerei, circa venti in meno di 40 minuti, con un ritmo di un attacco ogni cento secondi, seguita dall’ingresso delle truppe di terra. I corpi speciali israeliani sono penetrati in quartieri strategici come Al Jalaa, noto come il possibile nascondiglio di molti ostaggi, oltre a Sheikh Radwan, Al Karama, Tel Al Hawa e Nuseirat, quest’ultimo un campo profughi centrale nella Striscia.

Il generale Eyal Zamir, capo di stato maggiore dell’IDF, ha definito l’operazione «un’invasione graduale» e ha sottolineato che questa fase è solo l’inizio di una lunga serie di obiettivi militari da raggiungere. Il piano, infatti, prevede di spingere Hamas fuori dalla città, ma non necessariamente la conquista totale di Gaza City, poiché sia Israele che Hamas sembrano non volere una presa definitiva che comporti una gestione complessa e prolungata del territorio urbano.

Israel deploys tanks along the Gaza border@ANSA
Israel deploys tanks along the Gaza border@ANSA

La situazione umanitaria e l’esodo della popolazione civile

La popolazione civile di Gaza City è allo stremo. Circa 300mila persone sono riuscite a fuggire, mentre oltre 650mila rimangono intrappolate. Le condizioni di sicurezza sono disperate, come confermato dalla portavoce dell’ONU Stephane Dujarric, che ha evidenziato l’impossibilità per molti di trovare rifugio o scappare a causa dei costi e delle ripetute ondate di sfollamento subite negli anni.

Nonostante le minacce di Hamas rivolte ai cittadini affinché non abbandonassero la città, l’intensificarsi del bombardamento ha provocato un rinnovato esodo verso le aree orientali e meridionali di Gaza, con strade congestionate e un clima di terrore. Le testimonianze raccolte parlano di una «notte infernale» segnata da bombardamenti incessanti e dall’uso di armi sofisticate, tra cui le cosiddette «bombe robot», capaci di cercare autonomamente gli obiettivi.

Sostegno internazionale e tensioni politiche

Il segretario di Stato americano Marco Rubio, in visita a Israele, ha espresso un sostegno netto all’operazione militare, incontrando il primo ministro Benjamin Netanyahu. Rubio ha ribadito che l’amministrazione statunitense non intende frenare l’attacco di terra, ma auspica che si concluda rapidamente per limitare le sofferenze. Il presidente Donald Trump ha lanciato un avvertimento a Hamas affinché non utilizzi gli ostaggi come scudi umani, definendo tale azione un’«atrocità mai vista prima» che potrebbe provocare conseguenze imprevedibili.

Nel frattempo, le famiglie degli ostaggi, disperate e preoccupate per la sorte dei propri cari, hanno organizzato proteste sotto la residenza di Netanyahu a Gerusalemme, denunciando la mancanza di comunicazioni chiare e accusando il premier di essersi allontanato per paura delle manifestazioni.

Sul piano politico, mentre i leader arabi si riuniscono a Doha per condannare l’attacco israeliano, si registra l’impegno del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) a rafforzare la difesa congiunta e le capacità deterrenti nell’area, sottolineando l’intensificarsi delle tensioni regionali.

La complessità dell’offensiva israeliana a Gaza City riflette le difficoltà militari e politiche di un conflitto che prosegue ormai da oltre due anni, con numerose vittime civili, crisi umanitarie gravissime e un futuro incerto per la Striscia di Gaza. I vertici militari israeliani ribadiscono che l’operazione è solo l’inizio di un percorso strategico, mentre il mondo osserva con preoccupazione le conseguenze di questa nuova fase di guerra.

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