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Caso Schwarzer, la Corte europea avvia procedimento contro la Svizzera

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Alex Schwazer

Alex Schwazer | ANSA

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Bolzano, 12 settembre 2025 – La vicenda di Alex Schwazer, protagonista di una delle più complesse e controverse storie di atletica leggera italiana, continua a muovere i riflettori della giustizia internazionale. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) ha infatti aperto un procedimento ufficiale contro il governo svizzero, che ospita il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS) di Losanna, in relazione al ricorso presentato nel 2022 dallo stesso marciatore altoatesino. La decisione rappresenta un passaggio cruciale nella lunga battaglia legale di Schwazer, che da anni contesta la sua squalifica per doping e le procedure adottate dalla giustizia sportiva internazionale.

Le ragioni del procedimento contro la Svizzera

L’apertura del procedimento da parte della CEDU si fonda sull’asserita violazione dei diritti personali di Alex Schwazer da parte delle autorità svizzere, in quanto sede del TAS. L’avvocato del marciatore, Gerhard Brandstaetter, ha dichiarato a LaPresse: “Adesso si comincia a ragionare bene. Il governo federale svizzero non ha concesso la riapertura del Riesame, nonostante la sentenza di assoluzione da parte del Tribunale di Bolzano. Questo significa negare l’accesso alla giustizia garantito dai diritti europei dell’uomo“. Il legale sottolinea l’importanza di questo passaggio per verificare eventuali irregolarità procedurali che hanno impedito a Schwazer di difendersi pienamente e di poter tornare a competere.

Il marciatore italiano, oro olimpico nella 50 km a Pechino 2008, è infatti protagonista in due distinti episodi legati al doping, con esiti giudiziari nettamente divergenti. Nel primo caso, Schwazer aveva ammesso la positività, patteggiando la pena e collaborando con la giustizia, affidandosi all’allenatore anti-doping Sandro Donati per un ritorno pulito alle competizioni. Nel secondo caso, invece, ha sempre sostenuto la sua innocenza, posizione confermata dal Tribunale di Bolzano che ha archiviato il procedimento penale per mancanza di prove di colpevolezza. Tuttavia, la World Anti-Doping Agency (WADA) e la World Athletics hanno rigettato questa assoluzione, mantenendo la squalifica sportiva.

Alex Schwazer, anomalie emerse nel secondo caso di doping

L’indagine e il procedimento sportivo relativo alla presunta positività di Alex Schwazer nel 2016 hanno rivelato numerose anomalie contestate dalla difesa. Il test antidoping, effettuato il 1° gennaio 2016 e risultato positivo per testosterone sintetico, è stato oggetto di forti dubbi già dalla fase iniziale delle analisi. Tra le irregolarità segnalate, la consegna del campione con indicazione nominativa (Racines, luogo di nascita di Schwazer), contrariamente alla prassi usuale di anonimato, e un’anomala concentrazione di DNA nelle urine, ritenuta incompatibile con la fisiologia umana da parte del comandante del RIS dei Carabinieri di Parma, Giampietro Lago, che ha effettuato più perizie tecniche.

Inoltre, nel corso dell’inchiesta sono emersi scambi di email tra WADA e IAAF (oggi World Athletics), recuperate dagli hacker russi di Fancy Bears, nelle quali si faceva riferimento a un possibile “complotto” contro Schwazer, indicato con le iniziali “A.S.”. Questi elementi hanno alimentato i sospetti di manipolazione esterna dei campioni, circostanza che la difesa ha più volte denunciato e che rappresenta uno dei cardini del ricorso alla CEDU.

Un percorso giudiziario tortuoso e le ultime novità sportive

Dopo la squalifica di 8 anni inflitta dal TAS nel 2016, Schwazer ha visto cancellati anche i risultati sportivi ottenuti nel 2016, inclusa la vittoria ai Mondiali di marcia a squadre di Roma e il secondo posto nella 20 km a La Coruña. Nel 2021 il Tribunale di Bolzano ha archiviato definitivamente il procedimento penale, riconoscendo l’innocenza del marciatore per il secondo episodio, ma tale sentenza non è stata presa in considerazione dai vertici sportivi internazionali.

Nonostante le difficoltà, Schwazer non si è mai arreso e ha continuato ad allenarsi e a gareggiare nelle categorie master con risultati eccellenti. Solo pochi giorni fa, il 7 settembre 2025, ha stabilito il nuovo record europeo master nei 10.000 metri di marcia su pista con il tempo di 38’34”07, dimostrando la sua straordinaria tenacia e capacità atletica anche a distanza di anni dal suo ritiro dalle competizioni internazionali.

L’apertura del procedimento alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo rappresenta quindi un ulteriore sviluppo in una vicenda che ha fortemente segnato la carriera di uno dei più grandi marciatori italiani, ma anche il dibattito sulla trasparenza e l’equità nel sistema antidoping internazionale.

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