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Incendio showroom Milano, al via il processo: “Non fu una catastrofe naturale”

Imputati accusati di omicidio volontario, incendio doloso e tentata estorsione. Familiari delle vittime cinesi si costituiscono parte civile per chiedere giustizia.

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Riccardo Sciannimanico di Riccardo Sciannimanico

Mi chiamo Riccardo Sciannimanico e sono nato a Pavia nel 1996. Sono un aspirante giornalista e da aprile 2024 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale realizzo video e articoli ripresi anche dai principali editori italiani e stranieri. Sono appassionato di cinema e storytelling, ambito nel quale mi sono formato per massimizzare la resa nel mio lavoro

Milano, 10 settembre 2025 – È iniziato oggi presso la II sezione della Corte d’Assise di Milano il processo relativo all’incendio mortale che, la sera del 12 settembre 2024, ha distrutto lo showroom di via Ermenegildo Cantoni, in zona Villapizzone, causando la morte di tre giovani di origine cinese: Pan An, 24 anni, e i fratelli Liu Yinjie, 17 anni, e Dong Yindan, 18 anni.

Processo per incendio doloso e omicidio plurimo

immagine

Il processo vede imputati Washi Laroo, considerato l’autore materiale dell’incendio, e i due presunti mandanti, Yijie Yao (34 anni) e Bing Zhou (40 anni). Laroo, estradato dai Paesi Bassi e trasferito al carcere milanese di San Vittore, è accusato di aver appiccato il rogo su commissione dei due cinesi. Secondo le indagini condotte dal Nucleo investigativo dei carabinieri, il movente sarebbe legato a un debito di circa 40mila euro contratto dal proprietario dello showroom in relazione ai lavori di ristrutturazione di un ristorante in via Friuli.

Le vittime erano ospiti del titolare dello showroom e dormivano all’interno del magazzino quando il fuoco è divampato. Le indagini hanno ricostruito che Laroo sarebbe entrato nella struttura dal lucernario del tetto, portando con sé una tanica di benzina con cui ha innescato l’incendio nella zona d’ingresso. La fuga sarebbe avvenuta arrampicandosi sull’impalcatura del palazzo confinante. L’incendio ha provocato la morte di Pan An e dei due fratelli Liu, che tentavano disperatamente di salvarsi dalle fiamme.

Familiari delle vittime parte civile e dichiarazioni

I familiari delle vittime, rappresentati dagli avvocati Fan Zheng e Gianpiero Verrengia, hanno annunciato la costituzione di parte civile nel procedimento giudiziario. “Le famiglie sono distrutte dal dolore – ha dichiarato Fan Zheng – la madre di Pan An si sta sottoponendo a supporto psicologico, mentre il padre fatica a esprimere a parole il proprio dolore. In Italia risiedono solo i genitori dei fratelli Liu, che saranno presenti in aula. Se vi sono altre responsabilità, la giustizia procederà per accertarle. Questo non è stato un evento naturale, ma il risultato di un’azione umana”.

Le accuse a carico dei tre imputati comprendono omicidio volontario plurimo, incendio doloso e tentata estorsione. Il processo si svolge con rito immediato su richiesta della Procura di Milano, guidata dal pm Luigi Luzi, che ha seguito l’inchiesta coordinata dal procuratore Marcello Viola.

Le intercettazioni acquisite durante le indagini hanno messo in luce tensioni e rancori tra le parti, con Yijie Yao che esprimeva apertamente soddisfazione per il danno subito dal proprietario del magazzino, accusato di non aver saldato i debiti contratti nel settore delle ristrutturazioni. Nell’ambito delle stesse operazioni sono stati sequestrati anche quantitativi di droga, in particolare shaboo, traffico diffuso nella comunità asiatica milanese.

Il processo segna dunque un passaggio cruciale per fare luce su questa tragedia e per fare giustizia a favore delle giovani vittime e delle loro famiglie.

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