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Sea Watch: “Istituzioni assenti e clima di criminalizzazione contro le Ong nel Mediterraneo”

Sea Watch celebra dieci anni di soccorsi nel Mediterraneo e denuncia ostacoli normativi, abbandono istituzionale e violazioni dei diritti umani contro i migranti.

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Riccardo Sciannimanico di Riccardo Sciannimanico

Mi chiamo Riccardo Sciannimanico e sono nato a Pavia nel 1996. Sono un aspirante giornalista e da aprile 2024 collaboro con l'agenzia media Alanews, per la quale realizzo video e articoli ripresi anche dai principali editori italiani e stranieri. Sono appassionato di cinema e storytelling, ambito nel quale mi sono formato per massimizzare la resa nel mio lavoro

Milano, 4 settembre 2025 – A dieci anni dalla nascita di Sea Watch, l’organizzazione non governativa tedesca impegnata nel soccorso in mare nel Mediterraneo, la portavoce italiana Giorgia Linardi denuncia un quadro di crescente abbandono istituzionale e criminalizzazione delle ONG da parte delle autorità. Il richiamo è arrivato durante l’inaugurazione della mostra “Non è Stato il mare. Dieci anni di Sea Watch” presso la Fabbrica del Vapore di Milano, che commemora un decennio di impegno umanitario e ricorda le tragedie che ancora si consumano nel Mediterraneo.

Dieci anni di Sea Watch: soccorso e tragedie nel Mediterraneo

immagine

Fondata nel 2014 dal commerciante tedesco Harald Höppner, la Sea Watch ha condotto attività di soccorso marittimo sin dal 2015, salvando la vita a oltre 47mila migranti in difficoltà. Nonostante questi risultati, il bilancio delle vittime resta drammatico: si stimano circa 30mila persone morte, disperse o annegate nel Mediterraneo. Linardi ha sottolineato come molte di queste tragedie fossero evitabili e che l’impegno dell’ONG sia fondamentale proprio per colmare un “vuoto istituzionale” lasciato dalle politiche di respingimento adottate da alcuni Stati.

La mostra inaugurata a Milano arriva esattamente un anno dopo il naufragio del 4 settembre 2024 al largo di Lampedusa, quando 21 persone risultarono disperse e sette sopravvissero. L’ultimo soccorso operato dalla Sea Watch ha coinvolto 41 migranti a bordo della nave veloce Aurora Sar, ma ha purtroppo registrato anche sette dispersi.

Abbandono e criminalizzazione: la denuncia di Sea Watch

Linardi ha denunciato come le ONG siano state progressivamente abbandonate dalle autorità, che hanno ridotto drasticamente la cooperazione con i soccorritori civili. Dal 2023, una legge impone alle organizzazioni di sbarcare i migranti in porti molto lontani dal Mediterraneo, ostacolando gravemente le operazioni di soccorso in un momento in cui la loro presenza sarebbe più necessaria che mai. Parallelamente, si registra una forte azione di criminalizzazione dell’attività delle ONG, che viene percepita come ostacolo politico più che come supporto umanitario.

Sea Watch ha inoltre sollevato questioni importanti in ambito internazionale, chiedendo al Tribunale penale internazionale dell’Aia di estendere l’indagine sulle violazioni dei diritti umani in Libia anche alle attività della Guardia costiera libica, responsabile del forzato respingimento di migranti verso condizioni di detenzione estremamente pericolose. La ONG ha documentato numerosi episodi in cui i migranti vengono riportati illegalmente in Libia, violando il principio di non-refoulement sancito dalla Convenzione di Ginevra.

Fondata con la missione di salvare vite umane e garantire vie d’accesso legali e sicure, Sea Watch continua a operare nonostante le difficoltà, con un impegno che si è consolidato in dieci anni di attività nel cuore del Mediterraneo, il confine più letale al mondo.

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