La rinuncia di John Galliano alla retrospettiva del Costume Institute del Metropolitan Museum prevista per il 2027 blocca un progetto già in cantiere da mesi. Lo stilista ha comunicato via Instagram la scelta di sospendere l’esposizione “dopo una lunga riflessione e molte discussioni”, indicando che non considera opportuno procedere ora. Nel messaggio ha richiamato il conflitto di calendario con lo Yom HaShoah e le reazioni interne alla cerchia dei sostenitori del museo.
Galliano rinuncia alla mostra al Met tra critiche della comunità ebraica
Il nodo, spiega Galliano, sta nella concomitanza con ricorrenze sensibili e nelle critiche emerse tra donor e mecenati, elementi che rendono troppo difficili un varo immediato. In questo quadro, il progetto era già passato attraverso revisioni e slittamenti nelle fasi precedenti di programmazione, segnale di una costruzione complessa fin dall’inizio. Di conseguenza, la sospensione arriva come esito di un processo che si è complicato strada facendo.
Reazioni pubbliche e pressioni sul Met
Le tensioni sono entrate nello spazio pubblico. Il New York Times ha documentato critiche crescenti tra i mecenati del Met e prese di posizione di rappresentanti della comunità ebraica di New York, che hanno chiesto un ripensamento. Una lettera indirizzata alla direzione del museo ha definito la mostra un errore; tra i firmatari figura Julie Menin, indicata come speaker del City Council, che ha evocato il peso simbolico dell’operazione.
Da un lato, Anna Wintour aveva sostenuto da tempo l’idea della retrospettiva e il recupero istituzionale del lavoro di Galliano. Dall’altro, alcuni membri del consiglio e donatori di rilievo avevano espresso riserve, creando uno scarto tra l’impulso dei promotori e le cautele di una parte della governance del museo. Al tempo stesso, la cornice politica e culturale cittadina ha aggiunto pressione, restringendo i margini di manovra per una programmazione condivisa.
Precedenti e percorso professionale
La controversia riprende i fatti che portarono, nel febbraio 2011, al licenziamento di Galliano da Dior, dopo la diffusione di un video in cui pronunciava insulti antisemiti mentre appariva visibilmente ubriaco. Dopo un periodo di allontanamento, lo stilista è rientrato nel sistema moda nel 2014 come direttore creativo di Maison Margiela, incarico mantenuto fino a dicembre 2024. La sua produzione recente ha raccolto consensi nel settore, senza però chiudere del tutto il dibattito pubblico sul suo reintegro culturale.
Negli ultimi anni Galliano ha affrontato il tema degli errori passati anche attraverso il documentario High and Low e momenti di confronto con esponenti della comunità ebraica. Tuttavia, tra sostenitori del museo e operatori culturali, non è maturata univocità di vedute sulla ripartenza del percorso espositivo: è qui che la rinuncia s’inserisce, come scelta prudenziale in un contesto ancora diviso.
Agenda professionale e prossimi passaggi
Parallelamente, restano in corso altri impegni: la collaborazione con Zara è confermata e la prima collezione è attesa per ottobre. Per il Costume Institute si apre ora la necessità di ripianificare il calendario del 2027, ricalibrando mostre e risorse. La discussione sul confine tra responsabilità passata e reintegrazione artistica prosegue, ma un dato operativo è già fissato: l’uscita della linea firmata con Zara a ottobre, come da programma comunicato.
