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Bonjour Drink, il caffè ai funghi conquista la Gen Z: ma cosa dice davvero la scienza?

Dai video su TikTok agli influencer, il marchio francese è diventato uno dei casi del momento nel mercato dei "functional drink". Un'inchiesta di Que Choisir analizza ingredienti, promesse e limiti delle evidenze disponibili

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Bonjour Drink, il caffè ai funghi conquista la Gen Z: ma cosa dice davvero la scienza?

Bonjour Drink, il caffè ai funghi conquista la Gen Z: ma cosa dice davvero la scienza? | Credits to @bonjourdrink via Instagram

Ludovica Bartolini di Ludovica Bartolini

Nata a Napoli nel 2002, ho conseguito una laurea in Arti, Spettacolo ed Eventi Culturali e una in Journalism and Multimedia Communication. Mi occupo di cultura, cinema e spettacolo

Negli ultimi mesi è praticamente impossibile aprire TikTok o Instagram senza imbattersi in una tazza di Bonjour Drink. Il brand francese, che propone bevande solubili a base di caffè, orzo, piante e funghi cosiddetti “adattogeni”, è diventato uno dei fenomeni più discussi del wellness online, grazie a una strategia di marketing che coinvolge creator, influencer e migliaia di utenti. Ma cosa c’è davvero dietro il successo del prodotto?

A provare a rispondere è la giornalista Elsa Casalegno in un’approfondita analisi pubblicata su Que Choisir, l’associazione francese indipendente per la tutela dei consumatori. L’articolo, intitolato “Cafés aux champignons Bonjour Drink – Une pluie de promesses au prix fort”, passa in rassegna composizione, strategie di comunicazione e stato delle conoscenze scientifiche disponibili, senza arrivare a una sentenza definitiva sul prodotto.

Cos’è Bonjour Drink e perché è diventato virale

Bonjour Drink si presenta come un’alternativa al caffè tradizionale. Nelle sue formulazioni trovano spazio ingredienti come Lion’s Mane, Cordyceps, Chaga, ginseng, malva e orzo tostato, accompagnati da estratti di caffeina naturale.

Il marchio ha costruito gran parte del proprio successo attraverso una presenza molto intensa sui social network: oltre centomila follower su Instagram, centinaia di migliaia di interazioni su TikTok e una rete di creator che raccontano la propria esperienza con la bevanda. Le promesse richiamano concetti ormai familiari nel linguaggio del benessere contemporaneo: maggiore concentrazione, energia costante, digestione più leggera, riduzione dello stress e migliore qualità del sonno.

Il boom degli integratori conquista anche la Gen Z

Il successo di Bonjour Drink racconta anche un cambiamento culturale. Se fino a pochi anni fa il mercato degli integratori era rivolto soprattutto a chi cercava prodotti legati all’invecchiamento o alla prevenzione, oggi il target si è spostato verso una fascia molto più giovane.

Dopo il boom della skincare, che ha trasformato creme, sieri e routine quotidiane in contenuti virali sui social, anche gli integratori stanno vivendo una fase simile. Bevande funzionali, polveri, vitamine e adattogeni vengono presentati come parte di uno stile di vita orientato alla produttività, al benessere mentale e alla performance quotidiana. In questo contesto, marchi come Bonjour Drink parlano il linguaggio della Gen Z, con packaging minimal, storytelling digitale e una comunicazione che punta più sull’esperienza che sul classico approccio farmaceutico.

Le promesse e i limiti delle prove scientifiche

È proprio sulle promesse che si concentra gran parte dell’inchiesta di Que Choisir. Secondo quanto riportato dalla giornalista Elsa Casalegno, molte delle indicazioni salutistiche utilizzate da questo tipo di prodotti fanno riferimento ad autorizzazioni europee ancora in fase di valutazione oppure a studi preliminari.

Anche Florence Leclerc, docente di botanica e micologia presso la Facoltà di Farmacia di Parigi, secondo la quale le proprietà attribuite ai cosiddetti funghi adattogeni sono ancora poco documentate da studi clinici su larga scala nell’uomo. Esistono ricerche di laboratorio e sperimentazioni su modelli animali, ma le evidenze disponibili non consentono, allo stato attuale, di confermare tutti i benefici promossi dal marketing.

Trasparenza sugli ingredienti, ma resta il tema del marketing

Si evidenziano alcuni aspetti positivi della comunicazione del marchio, come la pubblicazione dei risultati delle analisi di laboratorio sui propri prodotti, che non avrebbero evidenziato residui di pesticidi o allergeni. Viene tuttavia segnalata la presenza di cadmio in alcune formulazioni contenenti cacao, entro i limiti previsti dalla normativa europea ma comunque riportata nei test pubblicati dall’azienda stessa.

La conclusione dell’inchiesta non è una bocciatura del prodotto, bensì un invito alla prudenza. Secondo gli esperti interpellati, alcuni ingredienti rappresentano un ambito di ricerca promettente e meritano ulteriori studi, ma molte delle promesse commerciali risultano oggi più solide sul piano del marketing che su quello delle prove scientifiche.

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