Carlo Calenda torna ad attaccare Russia Today (RT), il network finanziato dal Cremlino e colpito dalle sanzioni dell’Unione Europea dopo l’invasione dell’Ucraina. Il leader di Azione ha denunciato sui social di essere finito nel mirino di minacce provenienti da ambienti vicini all’emittente russa, rispondendo con toni durissimi.
“Questo è l’indirizzo del mio ufficio, arrivo intorno alle 9 non scortato: prendervi a pedate sarebbe di estrema soddisfazione”, ha scritto Calenda su X. Il parlamentare ha aggiunto di non sentirsi intimidito, definendo gli autori delle minacce “vigliacchi servi dei russi”.
L’episodio si inserisce in una battaglia politica che il leader di Azione porta avanti da anni contro quella che considera una rete di disinformazione e propaganda riconducibile a Mosca.
Lo scontro tra Calenda e Russia Today
Negli ultimi mesi Calenda ha intensificato le proprie iniziative contro RT, arrivando a presentare insieme al collega Gaetano Lombardo un’interrogazione parlamentare al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi per chiedere chiarimenti sulla presenza e sulle attività del network russo in Italia.
Al centro delle polemiche era finita l’organizzazione di un festival a Bologna riconducibile all’emittente. Dopo il caso, la Commissione Europea sarebbe intervenuta contattando le autorità italiane per richiamare l’attenzione sull’applicazione delle sanzioni già in vigore contro Russia Today.
Dal marzo 2022, infatti, l’Unione Europea ha disposto il divieto di trasmissione e distribuzione dei contenuti di RT e di altri media statali russi, ritenuti strumenti utilizzati dal Cremlino per sostenere la propria narrativa sulla guerra in Ucraina. Le misure fanno parte dei pacchetti di sanzioni adottati da Bruxelles dopo l’inizio dell’invasione russa.
Le accuse alla propaganda filorussa
Calenda sostiene da tempo che la propaganda russa continui a trovare spazio nel dibattito pubblico italiano attraverso reti informative, commentatori e personalità che rilancerebbero posizioni favorevoli a Mosca.
Per questo motivo il leader di Azione ha chiesto più volte una rigorosa applicazione delle sanzioni europee e maggiori controlli sulle attività riconducibili al Cremlino. Nel corso degli ultimi anni ha inoltre criticato apertamente alcune figure pubbliche italiane, tra cui Alessandro Di Battista e il generale Roberto Vannacci, accusandoli di contribuire alla diffusione di narrazioni vicine agli interessi russi.
L’ultimo scontro con RT riporta così al centro del dibattito il tema dell’influenza russa in Europa e il delicato equilibrio tra libertà di espressione, contrasto alla disinformazione e sicurezza nazionale. Un confronto che continua a dividere politica e opinione pubblica, in Italia come nel resto dell’Unione Europea.
