26 giugno 2026 – Il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Esmail Baghaei ha affermato che la Nato e alcuni Paesi europei sono complici. Ha detto che “devono spiegare ai propri cittadini e al mondo perché hanno scelto di essere complici”, collegando l’accusa alle parole del segretario generale della Nato Rutte sui 500 voli militari partiti dall’Italia durante la guerra in corso in Medio Oriente. La presa di posizione di Teheran ha innescato una giornata di chiarimenti e smentite diplomatiche: Mark Rutte ha fornito precisazioni pubbliche e il governo italiano ha respinto ogni coinvolgimento in operazioni militari contro l’Iran.
This is a clear and damning admission of NATO’s active complicity in an unlawful war of aggression against a sovereign UN Member State — a flagrant violation of peremptory norms of international law and the core principles of the UN Charter.
The Organization and its individual… pic.twitter.com/q2OPKVrSkM
— Esmaeil Baqaei (@IRIMFA_SPOX) June 25, 2026
L’accusa dell’Iran
Baghaei ha lanciato l’accusa sostenendo che la Nato fosse parte di un’ “aggressione american‑israeliana” e indicando passaggi logistici e rotte aeree che, secondo l’Iran, proverebbero un coinvolgimento operativo. Le affermazioni del portavoce seguono gli interventi del segretario generale della Nato, che aveva parlato di “migliaia di voli transitati dall’Europa” e citato “500 voli” provenienti da basi americane in Italia collegati all’operazione Epic Fury; il segretario aveva inoltre detto che la Romania aveva ridotto il traffico commerciale per rendere disponibili aeroporti alle attività di rifornimento in volo.
Intervenendo all’Atlantic Council, Mark Rutte ha precisato che “l’Italia ha fatto quanto previsto dai trattati bilaterali con gli Stati Uniti, e nulla di più”. La precisazione è arrivata dopo una telefonata tra il ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani e il suo omologo iraniano Abbas Araghchi: Tajani ha ribadito ad Araghchi che l’Italia “non ha mai preso parte ad alcuna iniziativa militare” contro l’Iran. Roma ha anche ricordato l’esistenza di un trattato di cooperazione per l’uso delle basi con gli Stati Uniti, siglato negli anni Cinquanta, che disciplina operazioni logistiche di routine e richiede autorizzazioni governative o parlamentari per impieghi non ordinari; durante il conflitto, si legge, Roma avrebbe negato almeno una richiesta di utilizzo.
La richiesta di includere proxy e missili nei negoziati
La serie di accuse e repliche ha allargato il confronto oltre l’Europa. In visita nel Golfo, il senatore Stati Uniti Marco Rubio ha affrontato il tema, definendo la relazione con l’Italia “senza intoppi a tutti i livelli” e precisando che il presidente – citato nel discorso diplomatico – era “molto deluso” per il ruolo attribuito ad alcuni Paesi europei durante la crisi. Rubio ha pronunciato queste parole a Bahrain, terza tappa di un tour nel Golfo volto a rassicurare gli alleati arabi sugli esiti delle trattative con Teheran.
I Paesi del Consiglio di cooperazione del Golfo hanno inserito nuovi nodi politici nel dibattito: i ministri degli Esteri del Gulf Cooperation Council hanno pubblicato una nota in cui chiedono che i negoziati con l’Iran affrontino il tema dei proxy regionali e il programma missilistico, due questioni finora escluse dalle trattative sul Memorandum d’intesa. Le monarchie del Golfo hanno inoltre espresso preoccupazione per il possibile afflusso di risorse finanziarie a Teheran previsto dal testo e per il rischio che fondi destinati al paese possano essere utilizzati dai Pasdaran per il riarmo.
La diplomazia ha alternato momenti di chiarimento e rilanci pubblici: da un lato le precisazioni di Rutte e le negazioni ufficiali di Roma, dall’altro la richiesta iraniana di spiegazioni e le pressioni dei partner del Golfo su punti ancora esclusi dall’agenda negoziale. I ministri degli Esteri del GCC hanno chiuso la nota con un avvertimento netto: se proxy e missili non entreranno nell’agenda, “sarà impossibile arrivare a una pace duratura”.
