17 giugno 2026 – Patrimoniale? No grazie. È questo il messaggio che arriva dal governo durante una fase in cui il dibattito sulle tasse torna periodicamente al centro della scena politicausa. A ribadirlo è stato il viceministro dell’Economia Maurizio Leo, intervenuto al convegno di Confindustria dedicato a fisco, finanza e crescita. La linea dell’esecutivo resta chiara: nessuna nuova imposta sui patrimoni, ma incentivi per sostenere imprese e famiglie.
Secondo Leo, introdurre una patrimoniale oggi rischierebbe di produrre più effetti negativi che benefici. Da un lato perché in Italia esistono già tributi che colpiscono il patrimonio, come Imu e imposte di bollo; dall’altro perché un ulteriore prelievo potrebbe favorire la fuga di contribuenti e capitali verso l’estero. Per il viceministro, inoltre, si finirebbe per tassare nuovamente ricchezze costruite attraverso redditi già sottoposti a imposizione fiscale.
Perché il governo esclude una nuova patrimoniale
Nel suo intervento Leo ha spiegato che la strategia economica del governo punta a favorire gli investimenti e la crescita piuttosto che aumentare il carico fiscale. Il ragionamento si basa su tre elementi principali: la presenza di imposte patrimoniali già esistenti, il rischio di perdere attrattività nei confronti di imprese e contribuenti e la volontà di evitare una duplicazione della tassazione.
L’obiettivo dichiarato è quindi quello di sostenere il sistema produttivo senza introdurre nuovi balzelli. Una posizione che si inserisce nel più ampio percorso della riforma fiscale avviata dall’esecutivo.
La riforma fiscale tra numeri e obiettivi
Leo ha rivendicato anche il lavoro svolto finora sul fronte della riforma tributaria. “Tutta la riforma fiscale è stata fatta con circa quattro miliardi”, ha affermato davanti alla platea di Confindustria, sottolineando come le misure siano state realizzate con risorse limitate ma orientate alla crescita economica.
Il viceministro ha ricordato l’approvazione di 18 decreti legislativi e il completamento di 7 testi unici, mentre altri 4 sono ancora in fase di elaborazione. Ha inoltre evidenziato che gli interventi sono stati finanziati senza ricorrere a nuovo deficit, rivendicando un approccio diverso rispetto a quello adottato in passato.
Sul tavolo resta il tema della competitività. Per Leo ogni scelta fiscale deve tenere conto dell’impatto sulle imprese e della necessità di evitare fenomeni di delocalizzazione. Un principio che, almeno per il momento, conferma la linea del governo: più incentivi per crescita e investimenti, meno spazio a nuove tasse sul patrimonio.
