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Parte la raccolta firme per legge popolare su fecondazione assistita anche alle donne single

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Una mamma accudisce il suo bambino

Alanews.it

Redazione di Redazione

Il divieto che impedisce alle donne single e alle coppie lesbiche di accedere alla fecondazione medicalmente assistita è ancora una realtà concreta in Italia, nonostante la legge 40 del 2004 sia stata in parte smantellata dalla Corte costituzionale. Molte donne, di fronte a questo muro, scelgono di rivolgersi all’estero, in Paesi come la Spagna, dove la PMA è libera e regolamentata. Oggi prende il via una raccolta firme importante, promossa da associazioni e attivisti, che punta a cambiare questa esclusione e a garantire un accesso più giusto e inclusivo alla PMA anche nel nostro Paese.

Fecondazione assistita, la proposta “PMA per tutte”

L’11 giugno 2026 a Roma ha preso il via la raccolta firme per la proposta “PMA per tutte”, guidata dall’Associazione Luca Coscioni e appoggiata da più di quindici associazioni, tra cui Famiglie Arcobaleno, Fem4tech, Agedo e Circolo Mario Mieli. L’obiettivo è raccogliere almeno 50mila firme certificate entro sei mesi, per poter presentare il testo al Parlamento.

La proposta punta a modificare l’articolo 5 della legge 40/2004, che oggi consente la PMA solo a coppie eterosessuali maggiorenni, sposate o conviventi. Con la riforma, anche donne single e coppie omosessuali avrebbero accesso alla tecnica della fecondazione assistita, oggi vietata. Sarebbe un passo importante per combattere le disuguaglianze legali e sociali che costringono molte persone a rivolgersi all’estero.

Alla conferenza stampa di lancio sono intervenute diverse figure, tra cui l’ex calciatrice di Serie A Alia Guagni, testimonial della campagna, che ha raccontato la sua esperienza di mamma single grazie alla PMA fatta fuori dall’Italia. Il messaggio è netto: l’accesso alla PMA deve essere garantito a tutti, senza discriminazioni basate sullo stato civile o sull’orientamento sessuale.

La legge 40, la Corte Costituzionale e il nodo ancora aperto

Negli ultimi vent’anni la legge 40 è stata più volte modificata grazie a sentenze della Corte costituzionale che hanno tolto divieti considerati superati, come il limite di tre embrioni o il divieto di fecondazione eterologa. Questi cambiamenti hanno aperto la strada a tecniche prima vietate, restituendo diritti a molte persone.

Ma la Corte ha ribadito che la discriminazione basata su stato civile o orientamento sessuale non trova giustificazione nella Costituzione, lasciando però al Parlamento il compito di intervenire. Per molte donne italiane, questo vuoto significa scegliere tra andare all’estero o rinunciare al sogno di diventare madri. La proposta “PMA per tutte” sulla fecondazione assistita vuole colmare questa lacuna e portare il Paese al passo con le democrazie europee più avanzate.

Pma in Europa: tra aperture e limiti sulla fecondazione assistita

Un dato importante emerso con la campagna riguarda la situazione in Europa sull’accesso alla PMA per donne single. Su 45 Paesi, in 13 – Italia compresa – la legge limita la PMA alle coppie eterosessuali legalmente riconosciute. Tra questi ci sono Albania, Polonia e Repubblica Ceca con restrizioni simili. In 32 Stati, invece, la PMA è accessibile anche alle donne sole.

Paesi come Spagna, Francia, Regno Unito e quelli nordici non discriminano in base allo stato civile o all’orientamento, mentre Austria e Svizzera hanno leggi inclusive per tutte le forme di famiglia. Questa differenza spinge centinaia di donne italiane ogni anno a rivolgersi all’estero per realizzare il loro progetto di genitorialità.

La proposta italiana punta dunque a mettere il Paese in linea con una tendenza ormai consolidata in Europa, e a cancellare una discriminazione che pesa sull’autodeterminazione delle donne.

Alia Guagni: dallo sport alla maternità scelta da sola

Alia Guagni, ex calciatrice della Nazionale italiana e volto della campagna, ha raccontato la sua storia di mamma single grazie alla PMA fatta in Spagna. Nel video diffuso per l’iniziativa ha parlato delle difficoltà incontrate in Italia e del desiderio che sua figlia cresca in un Paese che riconosca questo diritto a tutte le donne.

Originaria di Firenze, con una carriera in Serie A e all’estero, Guagni è un esempio concreto di come in Italia ancora non ci siano pari opportunità nel campo riproduttivo. Il suo impegno con l’Associazione Luca Coscioni lega temi sociali, diritti civili e sport, portando all’attenzione del pubblico una legge ormai fuori tempo rispetto alle esigenze della società di oggi.

Con questo slancio, la campagna punta a coinvolgere cittadini, istituzioni e opinione pubblica, invitando a firmare e sostenere la proposta. La strada è segnata, la posta in gioco è alta: garantire il diritto alla genitorialità senza barriere, anche in Italia, con tempi certi e regole condivise.

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