A pochi giorni dall’arrivo di papa Leone XIV in Spagna, un caso scuote la Chiesa cattolica del Paese. Novantaquattro alti prelati sono finiti sotto accusa, sospettati di aver nascosto denunce di abusi sessuali commessi da sacerdoti. Si parla di vere e proprie coperture: alcuni avrebbero protetto i colpevoli, zittendo le vittime. L’inchiesta vuole scavare su decenni di omertà. Un nodo che mette in crisi il legame tra fede e responsabilità morale, in un’istituzione che da sempre pesa nella società spagnola.
L’inchiesta sugli abusi nella chiesa
L’inchiesta pubblica su El País si basa su un lavoro minuzioso, che ha esaminato 1.622 casi di abusi sessuali all’interno della Chiesa spagnola. I numeri sono inquietanti: tra i sospettati figurano 7 cardinali, 61 vescovi e 26 superiori di ordini religiosi, tutti accusati di aver coperto le denunce delle vittime. Partita nel 2018, l’indagine ha passato al setaccio testimonianze, sentenze canoniche e atti giudiziari, rivelando un sistema di omertà ben radicato. Da notare che il recente rapporto della Conferenza episcopale spagnola ‘Para dar luz’ ha invece evitato di affrontare il tema delle coperture.
El País ha chiesto spiegazioni a 211 enti ecclesiastici coinvolti – 70 diocesi e 141 ordini religiosi – ma ha ricevuto risposte complete soltanto da tre, e dopo oltre un mese. La copertura degli abusi non è un fenomeno recente: si trovano casi fin dagli anni Cinquanta e Sessanta. Tra i nomi più controversi spiccano due prelati in procinto di essere beatificati, accusati di aver favorito il trasferimento di sacerdoti pedofili.
Uno dei casi più drammatici riguarda il sacerdote José Prat, condannato a 17 anni per lo stupro e l’omicidio di un bambino di 9 anni nel 1971. Nonostante la condanna, fu spostato a un altro incarico ecclesiastico senza mai scontare la pena, un episodio che mostra quanto fosse fragile la giustizia interna alla Chiesa in materia di abusi.
Papa Leone XIV tra consenso e diffidenza: la società spagnola è divisa
Come riportato da ANSA, a poche ore dall’arrivo del pontefice in Spagna, un sondaggio dell’Istituto 40dB su 2.000 cittadini disegna un quadro sfaccettato. Leone XIV gode di ampio apprezzamento sulle questioni globali come la pace e l’immigrazione: il 69,8% condivide la sua condanna della guerra, il 57,1% approva le sue critiche alle deportazioni di massa. L’enciclica “Magnifica Humanitas” sui rischi dell’intelligenza artificiale raccoglie il favore del 40,4%.
Le parole del Papa sulle migrazioni, cuore della sua visita, convincono il 45,1% degli intervistati. La sua scelta di rivolgersi direttamente al Congresso spagnolo è sostenuta dal 48%, segno di un’apertura al dialogo. L’approvazione personale raggiunge il 44,5%, con appena un 6,5% di giudizi negativi.
Ma cresce la richiesta di riforme dentro la Chiesa: l’80% degli spagnoli vuole una modernizzazione della gerarchia per allinearla ai valori della società attuale. Nel frattempo, il 60,9% riconosce il ruolo sociale e caritativo del clero nel Paese.
Abusi nella Chiesa: i dati evidenziano una ferita ancora aperta
La richiesta di chiarimenti sugli abusi nella Chiesa rappresentano un esempio di questa tendenza riformista. Secondo quanto emerso dal sondaggio, infatti, la percezione della gestione di questi drammatici eventi da parte delle autorità ecclesiastiche risulta fortemente compromessa agli occhi della stragrande maggioranza della popolazione.
Il 71,1% degli intervistati si è detto infatti convinto che l’istituzione continui a nascondere i casi di violenza, evidenziando una persistente barriera di diffidenza difficile da abbattere.
Questo elemento non fa che amplificare il senso di distanza tra la base dei fedeli e i vertici, portando l’attenzione sulla necessità di riforme strutturali non più rimandabili per il futuro del cattolicesimo.
