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Vicenza, molotov contro l’abitazione del cronista Adriano Cappellari. Meloni condanna l’attacco

Non è la prima volta che il giornalista riceve intimidazioni: già a febbraio erano arrivati messaggi anonimi con richieste di smettere di scrivere e pesanti minacce

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Le fiamme dell'attentato a Cappellari avvenuto davanti all'abitazione a Enego (Vicenza), giovane cronista vicentino impegnato nel raccontare la situazione di Caivano (Napoli)

Le conseguenze delle molotov lanciate contro l'abitazione di Cappellari -ANSA/TOMMASO QUAGGIO - Alanews.it

Redazione di Redazione

Nella notte tra il 30 e il 31 maggio 2026 l’abitazione del giornalista Adriano Cappellari, a Enego, in provincia di Vicenza, è stata presa di mira da un attentato incendiario. Ignoti hanno lanciato alcune bottiglie molotov nel giardino, dove sono state trovate anche bombole di gas, pronte a esplodere. Solo l’intervento tempestivo dei vicini e dei vigili del fuoco ha evitato una tragedia.

Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni investigative, le telecamere di sorveglianza avrebbero ripreso una persona con il volto coperto nei pressi dell’abitazione poco prima dell’attentato. Gli investigatori stanno analizzando le immagini e tutti gli elementi raccolti per chiarire dinamica e movente dell’episodio.

Dietro questo gesto non c’è solo violenza, ma un messaggio chiaro e inquietante: intimidire chi racconta storie scomode, come quelle di don Maurizio Patriciello, il parroco che da anni sfida la camorra a Caivano, in Campania. A peggiorare la situazione, una lettera minatoria è stata recapitata anche alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha condannato con fermezza l’attacco. Nella cassetta delle lettere è stata trovata anche una lettera minatoria, con fotografie di Cappellari segnate da una “x” rossa.

Le minacce arrivate prima dell’attentato a Cappellari

Non è la prima volta che il giornalista riceve intimidazioni: già a febbraio erano arrivati messaggi anonimi con richieste di smettere di scrivere e pesanti minacce.

Adriano Cappellari, giovane cronista vicentino, da tempo segue con attenzione la situazione di Caivano, un quartiere alle porte di Napoli segnato dalla presenza della camorra e dal degrado sociale. Ha raccontato da vicino l’impegno di don Maurizio Patriciello, parroco noto per la sua lotta alla criminalità organizzata e per il sostegno alle comunità locali. Questa vicinanza a don Patriciello sembra essere il motivo delle intimidazioni, che sono andate via via crescendo fino a sfociare nel violento attentato incendiario.

La testata “L’Altopiano”, per cui Cappellari lavora, ha più volte raccontato l’impegno di don Patriciello, che nel 2024 ha partecipato al Tavolo della Legalità del Comune di Enego. Da allora le pressioni contro il giornalista non si sono mai fermate, coinvolgendo anche la presidente Meloni, bersaglio di minacce che toccano sia lei che don Patriciello e lo stesso Cappellari.

Un segnale chiaro: chi denuncia e combatte le infiltrazioni criminali corre rischi seri, ma il loro lavoro resta fondamentale per difendere la libertà di stampa e la trasparenza.

La solidarietà delle istituzioni

L’attentato incendiario ha suscitato immediate reazioni di solidarietà da parte delle istituzioni e del mondo dell’informazione.

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso vicinanza al giornalista, definendo quanto accaduto un «grave atto intimidatorio» e una minaccia ai principi della libertà di stampa. Ha sottolineato il coraggio di giovani come Cappellari, pronti a raccontare storie difficili per costruire un futuro migliore.

Anche il ministro della Cultura Alessandro Giuli ha condannato l’atto intimidatorio, ricordando quanto la libertà di stampa sia il pilastro della democrazia. Solidarietà è arrivata anche dal presidente della Camera Lorenzo Fontana e dal senatore Ignazio La Russa, che hanno invitato il giornalista a non fermarsi.

Non sono mancati messaggi di sostegno dall’Ordine dei Giornalisti, dalla Federazione Nazionale della Stampa Italiana e dalla società civile: la Cisl Veneto ha condannato duramente l’attacco e ha incoraggiato chi, con il proprio lavoro e la libera informazione, sostiene legalità e giustizia.

Le parole di Don Patriciello

Tra gli sviluppi emersi nelle ultime ore ci sono anche le dichiarazioni di Don Maurizio Patriciello, che ha raccontato all’ANSA di aver ricevuto nel febbraio scorso una lettera contenente minacce di morte rivolte a lui, al giornalista Adriano Cappellari e alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

Il sacerdote ha spiegato che nella missiva comparivano alcune fotografie contrassegnate da una X rossa, tra cui una che lo ritraeva insieme a Cappellari. Secondo Don Patriciello, la lettera lasciata davanti all’abitazione del cronista dopo l’attentato presenterebbe elementi molto simili, compresa la presenza di una fotografia che li ritrae insieme durante una visita a Caivano. «Tutto fa pensare a una stessa matrice», ha dichiarato il sacerdote, precisando che saranno ora gli investigatori a verificare eventuali collegamenti tra i diversi episodi intimidatori.

L’episodio assume un peso ancora maggiore perché arriva pochi giorni prima di un forum dedicato alle mafie in programma a Bassano del Grappa, al quale Don Patriciello avrebbe dovuto partecipare. Il sacerdote ha spiegato di stare valutando, insieme alle forze dell’ordine, se confermare la propria presenza all’evento.

Al momento gli investigatori non escludono alcuna ipotesi. Tra le piste al vaglio c’è anche quella che l’attentato possa rappresentare un gesto intimidatorio nei confronti di chi si occupa di informazione e denuncia sui temi della criminalità organizzata.

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