Un’intera isola senza luce e una popolazione esasperata che scende in strada. A L’Avana e in diverse città di Cuba sono esplose violente proteste contro i continui blackout che da mesi stanno paralizzando la vita quotidiana del Paese caraibico. La situazione è precipitata a causa del collasso definitivo della rete elettrica nazionale, provocato dalla cronica scarsità di combustibile e dal taglio drastico delle forniture di petrolio dal Venezuela, trascinando la nazione in una crisi energetica senza precedenti.
Cuba, cittadini in strada e sistema energetico al collasso
Nelle ultime ore la tensione è salita alle stelle. Nella capitale, i cittadini hanno manifestato il proprio dissenso battendo pentole, accendendo fuochi in strada e bloccando il traffico per chiedere l’immediato ripristino dell’elettricità. Le interruzioni simultanee stanno interessando quasi tutto il territorio di Cuba, con ripercussioni drammatiche sui servizi essenziali, gli ospedali e la conservazione del cibo. Le scorte di carburante, integrate di recente da aiuti russi, sono ormai esaurite e il ministro dell’Energia, Vicente de la O Levy, ha definito la situazione «estremamente critica», ammettendo una pressione insostenibile sugli impianti.
Turismo paralizzato e lo scontro diplomatico sugli aiuti
Oltre al dramma sociale, la crisi energetica sta sferzando un colpo letale all’economia dell’isola. Il turismo a Cuba, pilastro fondamentale per le casse dello Stato, è in forte contrazione e ad oggi risulta quasi paralizzato a causa dei disagi logistici e della mancanza di energia nelle strutture ricettive. In questo contesto di massima emergenza si inserisce lo scontro geopolitico: gli Stati Uniti hanno offerto un piano di aiuti economici da 100 milioni di dollari. Washington ha però posto come condizione che i fondi siano gestiti dalla Chiesa cattolica senza coinvolgere il governo locale, riaccendendo l’ennesimo scontro diplomatico tra i due Paesi.
