Chioggia, 9 maggio 2026 – Un grave incidente si è verificato questa mattina a Ca’ Lino, lungo l’Idrovia Sant’Anna di Chioggia, in provincia di Venezia, dove un minivan con nove persone a bordo è uscito di strada finendo ribaltato in un canale. Il bilancio è tragico: tre uomini sono morti, tutti lavoratori agricoli di origine nordafricana, mentre sei passeggeri sono riusciti a salvarsi uscendo autonomamente dal veicolo.
L’incidente e le operazioni di soccorso
L’allarme è scattato alle 6.30, quando un passante ha avvistato il minivan rovesciato nell’acqua tra Strada Margherita e via Vecchio Brenta. Sul posto sono intervenuti tempestivamente i carabinieri, la polizia locale, i vigili del fuoco di Chioggia e Cavarzere con il nucleo regionale sommozzatori di Venezia, oltre all’autogru proveniente da Mestre. Dopo due ore di ricerche, i sommozzatori hanno recuperato i corpi senza vita delle tre vittime rimaste intrappolate all’interno del mezzo.
Dai rilievi effettuati emerge che il minivan proveniva da Rovigo, e i passeggeri stavano probabilmente recandosi a lavorare in un campo agricolo della zona, confermando che si tratta di un incidente sul lavoro. Per questo motivo sono stati attivati anche i carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro, incaricati di approfondire le condizioni di lavoro e di trasporto degli occupanti.
Nel frattempo, la polizia locale ha sequestrato il veicolo e provveduto a transennare temporaneamente la zona, dove è stato rilevato anche uno sversamento di gasolio nel terreno circostante, con il consorzio di bonifica impegnato nella delimitazione per prevenire danni ambientali.
La reazione dei sindacati e la questione della sicurezza sul lavoro
L’incidente ha riacceso i riflettori sulle condizioni di lavoro e sicurezza degli operai agricoli stranieri, molto spesso impiegati in settori a rischio e trasportati con mezzi non autorizzati. La Cgil di Venezia, con Daniele Giordano, segretario generale, e Alessandra Frontini, segretaria generale della Flai Cgil Venezia, ha espresso forte preoccupazione: “Tre lavoratori morti in un fossato all’alba, senza sapere con quale contratto e senza garanzie. Il Veneto non è una regione virtuosa su questo fronte, e questo è solo l’ultimo tragico episodio di un problema sistemico”.
I sindacati denunciano da anni la pericolosità del trasporto dei lavoratori agricoli su furgoni non autorizzati, pratica che rappresenta uno dei nodi più critici e meno controllati del fenomeno del caporalato. “Non è la prima volta che accade e, se non cambiano le cose, non sarà l’ultima”, hanno aggiunto, chiedendo “un’indagine urgente sulle reali condizioni lavorative e di trasporto, oltre a un potenziamento delle ispezioni nei settori agricolo, cantieristico e logistico”.
Anche la Cisl di Venezia, con il segretario generale Michele Zanocco, ha sottolineato come l’agricoltura rimanga uno dei settori più a rischio per gli infortuni sul lavoro, registrando un aumento significativo delle denunce negli ultimi anni, soprattutto tra i lavoratori stranieri. “Serve un impegno concreto e coordinato tra istituzioni e mondo del lavoro, a partire dalla formazione e dalla prevenzione”.
Il segretario generale della Uil Veneto, Roberto Toigo, ha definito inaccettabile che si continui a morire per andare a lavorare: “La sicurezza sul lavoro deve diventare una priorità assoluta in Regione, non possiamo più tollerare questi numeri drammatici”.
