Milano, 8 maggio 2026 – In un’informativa redatta dal Nucleo investigativo dei Carabinieri di Milano, emergono dubbi e critiche profonde riguardo alla condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto nel 2007 a Garlasco. Secondo gli investigatori, la sentenza contro Stasi sarebbe frutto di una suggestione processuale e mediatica che, nel corso di diciotto anni, avrebbe influenzato in modo significativo l’opinione pubblica e il percorso giudiziario.
Le incongruenze evidenziate dai Carabinieri
L’informativa sottolinea come molti elementi alla base della condanna siano contraddittori e difficili da spiegare con logica. In particolare, i militari contestano l’ipotesi secondo cui Stasi avrebbe nascosto consapevolmente la bicicletta nera con cui si sarebbe recato in via Pascoli, luogo del delitto. Pur ammettendo una possibile superficialità da parte dell’imputato, i Carabinieri definiscono incomprensibili alcune azioni, come lo scambio dei pedali tra biciclette, che risulterebbe illogico e paradossale per un presunto assassino freddo e calcolatore.
Inoltre, viene messa in rilievo l’unica testimone ritenuta attendibile, che descrisse una bicicletta diversa da quella sequestrata nel 2014, complicando ulteriormente la ricostruzione dei fatti. Gli investigatori riportano anche la nuova ricostruzione della scena del crimine, in cui Stasi, allora 19enne, dopo aver commesso l’omicidio, sarebbe andato a piedi a casa della nonna.
Nuove indagini e rivalutazioni su Stasi
Il caso, noto come il delitto di Garlasco, ha visto nel tempo numerosi sviluppi e ribaltamenti giudiziari. Assolto in primo grado e in appello, Stasi è stato successivamente condannato dalla Corte d’Appello bis e confermato dalla Cassazione nel 2015. Tuttavia, a quasi vent’anni dal fatto, nuove indagini hanno portato a rivalutazioni significative, tra cui l’accusa rivolta ad Andrea Sempio, indagato per il delitto in una recente inchiesta.
Un aspetto controverso riguarda i video intimi di Chiara Poggi e Alberto Stasi, custoditi su un computer condiviso con il fratello della vittima, Marco Poggi, anch’egli coinvolto nelle indagini come testimone. Questi video sono al centro del presunto movente sessuale ipotizzato dalla Procura di Pavia, che ha acquisito una consulenza informatica per individuare chi abbia potuto visionare o copiare i filmati. Tale movente rappresenta uno degli elementi principali della nuova inchiesta su Andrea Sempio.
Nel frattempo, emergono dubbi sulle modalità con cui furono condotte le indagini originarie, con rilevanti criticità nella raccolta delle prove, tra cui la mancata adeguata protezione della scena del crimine e la tardiva acquisizione di elementi chiave come le scarpe di Stasi. Tali fattori hanno contribuito a una revisione complessiva del caso, ancora oggi oggetto di approfondimenti da parte degli inquirenti.
