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Il nuovo business della guerra in Sudan: il Captagon

Secondo un report del Sudan Transparency and Policy Tracker, il collasso dello Stato e il conflitto hanno favorito la nascita di una vera industria della “droga del jihad”, destinata soprattutto ai mercati del Golfo.

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Sudan, i sopravvissuti denunciano violenze sessuali di gruppo da parte delle RSF: tra le vittime anche neonati
Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Nel Sudan devastato dalla guerra civile, accanto ai traffici di oro illegale si sta affermando un nuovo e redditizio business: la produzione di droghe sintetiche. Milioni di piccole pastiglie bianche, note come Captagon, stanno trasformando il Paese africano in un nodo centrale del narcotraffico internazionale. A lanciare l’allarme è un rapporto del Sudan Transparency and Policy Tracker (STPT), secondo cui il Sudan sarebbe passato in pochi anni da semplice corridoio di transito a vero e proprio polo produttivo della sostanza, complice il crollo delle istituzioni statali e il protrarsi del conflitto armato.

Laboratori industriali e traffici verso il Golfo

Secondo lo studio intitolato “Sudan: the emerging hub for Captagon production and drug trafficking”, la svolta sarebbe avvenuta dopo il dicembre 2024, quando la caduta del regime siriano – fino ad allora principale promotore della produzione e del traffico su larga scala di Captagon – ha costretto reti criminali e tecnici specializzati a cercare nuove basi operative. Il Sudan, già segnato dalla guerra iniziata nell’aprile 2023, si è rivelato il terreno ideale.

Il collasso delle infrastrutture statali e la quasi totale assenza di controlli hanno consentito il trasferimento nel Paese di laboratori, attrezzature e personale proveniente dalla Siria e dal Libano. Negli ultimi dieci anni, tra il 2015 e il 2025, il database del STPT ha registrato una forte accelerazione nella produzione.

I numeri indicano una crescita industriale del fenomeno. Nel giugno 2023 era stata scoperta nella regione del Blue Nile una struttura capace di produrre circa 7.200 pillole all’ora. Nel febbraio 2025, invece, a nord di Khartoum è stato individuato un laboratorio molto più avanzato, dotato di macchinari dal valore di circa tre milioni di dollari e in grado di produrre fino a 100mila pastiglie ogni ora.

Un altro impianto di grandi dimensioni è stato scoperto di recente nella capitale dopo la riconquista della città da parte delle Forze armate sudanesi nel marzo 2025, quando Khartoum è stata sottratta al controllo delle milizie delle Rapid Support Forces (RSF). Nello stesso periodo, nello stato del Mar Rosso, è stata sequestrata quasi mezza tonnellata di metanfetamina, segno che il mercato si sta espandendo anche ad altre droghe sintetiche.

Port Sudan e le numerose isole del Mar Rosso – almeno 43 identificate come basi di contrabbando – sono diventati i principali centri di raccolta e smistamento. Da qui partono le spedizioni verso i mercati del Golfo, soprattutto Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, dove una singola pastiglia può arrivare a valere fino a 25 dollari, a fronte di costi di produzione di pochi centesimi.

Una droga che alimenta il conflitto in Sudan

Il Captagon è uno stimolante sintetico a base di metanfetamina sviluppato in Germania negli anni Settanta come farmaco per il trattamento di depressione e narcolessia. Oggi è noto soprattutto per il suo uso nei contesti di guerra.

Nel Sudan in conflitto la sostanza viene utilizzata da molti combattenti per sopprimere la fame, rimanere svegli più a lungo e ridurre la paura durante i combattimenti. Secondo il rapporto, questo contribuisce ad aumentare la brutalità dei miliziani e a favorire violazioni dei diritti umani.

Parallelamente, il consumo interno sta crescendo anche tra i giovani sudanesi, spesso segnati da disoccupazione, traumi e mancanza di prospettive. Le droghe sintetiche diventano così una via di fuga in una società profondamente destabilizzata.

Il traffico di stupefacenti rappresenta ormai una componente strutturale dell’economia di guerra. I proventi, caratterizzati da margini di profitto molto elevati, alimentano il finanziamento delle milizie armate, in particolare delle RSF. Molte delle attività di produzione e traffico avvengono infatti in territori controllati da gruppi armati, dove il collasso del sistema giudiziario ha creato un ambiente favorevole alle reti criminali.

Il report sottolinea come lo sviluppo dell’economia della droga in Sudan non sia solo una questione di sicurezza o salute pubblica, ma un elemento chiave nella riorganizzazione del traffico globale di droghe sintetiche.

Per questo il Sudan Transparency and Policy Tracker chiede alla comunità internazionale di intervenire con sanzioni mirate contro i flussi finanziari del narcotraffico e con un rafforzamento della sorveglianza marittima nel Mar Rosso, per evitare che il Paese consolidi definitivamente il suo ruolo di nuovo “narco-stato” regionale.

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