Parma, 26 febbraio 2026 – Un importante sviluppo nelle indagini sul brutale omicidio delle tre suore italiane in Burundi nel 2014: i carabinieri di Parma hanno arrestato Guillaume Harushimana, 50enne originario del Burundi e da tempo residente nella provincia emiliana, ritenuto uno degli ideatori e organizzatori del triplice omicidio. Le vittime, suor Olga Raschietti, suor Lucia Pulici e suor Bernardetta Boggian, furono uccise con estrema violenza nella missione di Kamenge, quartiere di Bujumbura, nel settembre del 2014.
Il ruolo chiave di Guillaume Harushimana nell’omicidio delle suore in Burundi
L’arresto di Harushimana è stato possibile grazie a un’approfondita indagine coordinata dalla Procura di Parma, guidata dal procuratore capo Alfonso D’Avino, e supportata dai carabinieri locali e dalle congregazioni saveriane. L’uomo è accusato di omicidio plurimo aggravato in qualità di istigatore e co-organizzatore logistico del massacro. Secondo le ricostruzioni investigative, Harushimana avrebbe svolto sopralluoghi, garantito fondi agli esecutori materiali, recuperato le chiavi per entrare nell’abitazione delle suore e procurato camici da chierichetti per far travestire gli assassini, facilitando così l’ingresso nella missione senza destare sospetti.
Il procuratore D’Avino ha dichiarato che il movente principale del triplice omicidio sarebbe legato al rifiuto delle suore di fornire aiuto alle milizie burundesi attive nel vicino Congo. L’omicidio, maturato in un clima di terrore, avrebbe avuto come mandante il defunto generale Adolphe Nshimirimana, capo della polizia segreta burundese e stretto collaboratore di Harushimana.
Un’indagine lunga e complessa sostenuta da un libro-inchiesta
Le indagini sono state rilanciate dopo la presentazione a Parma, nel settembre 2024, del libro-inchiesta “Nel cuore dei misteri” di Giusy Baioni, giornalista freelance esperta di Africa centrale. Baioni, da oltre vent’anni impegnata nel racconto dei conflitti e delle violazioni dei diritti umani nella regione dei Grandi Laghi, aveva già nel 2022 evidenziato nel suo libro il possibile coinvolgimento di Harushimana. La giornalista ha sottolineato la difficoltà di portare avanti l’inchiesta in un contesto caratterizzato da intimidazioni, depistaggi e un vero e proprio clima di terrore che ha colpito testimoni e cronisti.
