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Studio Usa: un’infezione batterica comune favorirebbe infiammazione e neurodegenerazione nell’Alzheimer

Uno studio della Cedars-Sinai di Los Angeles individua nella Chlamydia pneumoniae un possibile fattore scatenante dell’Alzheimer, suggerendo nuove strategie terapeutiche mirate

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Alzheimer: nuove scoperte

Alzheimer: nuove scoperte | Pixabay @LightFieldStudios - alanews

Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Roma, 23 febbraio 2026 – Un batterio respiratorio comune, noto per causare polmonite e sinusite, potrebbe svolgere un ruolo significativo nella malattia di Alzheimer. Lo rivela uno studio innovativo condotto presso la Cedars-Sinai Health Sciences University di Los Angeles e pubblicato su Nature Communications. La ricerca apre nuovi scenari terapeutici incentrati sul trattamento delle infezioni croniche e dell’infiammazione cerebrale.

Il legame tra Chlamydia pneumoniae e Alzheimer

La ricerca guidata dalla professoressa Maya Koronyo-Hamaoui ha evidenziato che il batterio Chlamydia pneumoniae può persistere per anni nell’occhio e nel cervello, favorendo processi infiammatori che aggravano la neurodegenerazione tipica dell’Alzheimer. Analizzando il tessuto retinico di 104 individui con differenti gradi di deterioramento cognitivo, i ricercatori hanno riscontrato livelli significativamente più elevati del batterio nelle persone affette da Alzheimer rispetto a quelle con capacità cognitive normali.

Inoltre, la presenza di Chlamydia pneumoniae è risultata correlata a danni cerebrali più severi e a un declino cognitivo accelerato, soprattutto nei soggetti portatori della variante genetica APOE4, nota per aumentare il rischio di sviluppare la malattia.

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Implicazioni terapeutiche e nuove prospettive di cura

Gli esperimenti in vitro su cellule nervose umane e in vivo su modelli murini di Alzheimer hanno mostrato che l’infezione da Chlamydia pneumoniae intensifica l’infiammazione cerebrale, aumenta la morte neuronale e stimola la produzione di beta-amiloide, la proteina responsabile delle placche cerebrali caratteristiche della malattia.

Questi risultati suggeriscono che affrontare l’infezione batterica e l’infiammazione cronica potrebbe rappresentare un nuovo approccio terapeutico per l’Alzheimer, includendo l’uso precoce di antibiotici e antinfiammatori mirati. Si tratta della prima evidenza scientifica che collega direttamente un’infezione batterica con il processo neurodegenerativo.

Questa scoperta si inserisce in un più ampio contesto di ricerca sul ruolo del microbiota e delle infezioni croniche nell’insorgenza e nella progressione di malattie neurodegenerative, aprendo la strada a strategie innovative per la diagnosi precoce e il trattamento personalizzato dell’Alzheimer.

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