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Farmaci antiobesità, lo studio conferma: benefici anche per la salute mentale

Nuove evidenze scientifiche mostrano come i farmaci antiobesità possano migliorare anche i disturbi dell’umore e la psichiatria

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Farmaci antiobesità e salute mentale

Farmaci antiobesità e salute mentale | Pixabay @kefkenadasi - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

L’uso degli agonisti del recettore GLP-1, farmaci antiobesità e diabete, si sta ampliando anche nel campo della psichiatria. Recenti studi presentati al XXVII congresso nazionale della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (Sinpf) hanno evidenziato come queste molecole, tra cui semaglutide, liraglutide e tirzepatide, non solo contrastano l’aumento di peso indotto dagli antipsicotici, ma potrebbero anche contribuire a ridurre il rischio di disturbi dell’umore come la depressione maggiore e il disturbo bipolare.

Farmaci antiobesità e salute mentale: un duplice beneficio

Il trattamento delle psicosi è spesso complicato dagli effetti collaterali metabolici degli antipsicotici, tra cui un significativo aumento di peso che può portare a gravi complicanze cardiovascolari e diabete, oltre a compromettere l’aderenza terapeutica. Lo studio pubblicato su JAMA Psychiatry dai ricercatori dell’Ospedale Universitario Charité di Berlino ha dimostrato che l’uso di semaglutide in pazienti in terapia antipsicotica ha determinato una riduzione media del peso corporeo dell’8% in 24 settimane, mentre con liraglutide la perdita è stata di circa il 5%. Questi risultati sono particolarmente rilevanti rispetto alla stabilità del peso osservata nel gruppo trattato con metformina, attualmente lo standard di cura.

Secondo gli esperti Matteo Balestrieri, già professore di psichiatria all’Università di Udine e co-presidente Sinpf, e Claudio Mencacci, direttore emerito del Dipartimento di Neuroscienze dell’ospedale Fatebenefratelli Sacco di Milano, per la prima volta si dispone di uno strumento farmacologico in grado di proteggere il corpo dei pazienti psichiatrici, agendo sui centri della sazietà cerebrale e contrastando l’iperfagia indotta dagli psicofarmaci.

GLP-1 e disturbi dell’umore: evidenze genetiche e prospettive future

Un secondo studio, pubblicato su BMC Psychiatry e condotto dalla Seoul National University Biomedical Informatics su oltre 360 mila persone, ha utilizzato la randomizzazione mendeliana per indagare il ruolo genetico del recettore GLP-1 nei disturbi dell’umore. I risultati indicano che una maggiore attività genetica del recettore GLP-1 è associata a una riduzione del rischio di depressione maggiore e disturbo bipolare, rappresentando la prima evidenza genetica di un coinvolgimento diretto del sistema GLP-1 nella regolazione affettiva oltre al suo noto ruolo nel controllo insulinico.

Questi dati supportano l’idea di una psichiatria di precisione che integri i trattamenti metabolici nella cura dei disturbi psichiatrici, migliorandone l’efficacia e la tollerabilità, e aprendo la strada a terapie più personalizzate e olistiche.

Perdita di massa muscolare e strategie di prevenzione con agonisti GLP-1

Nonostante i numerosi benefici, recenti ricerche del 2024 hanno sollevato attenzione sulla perdita di massa magra, incluso muscolo scheletrico, durante la terapia con agonisti GLP-1 come semaglutide e tirzepatide. Studi clinici hanno evidenziato che fino al 40% della perdita di peso totale può riguardare la massa muscolare, con potenziali ripercussioni su forza, metabolismo basale e funzionalità fisica, fondamentali per la salute e la longevità.

Il meccanismo alla base di questa perdita muscolare è legato al deficit energetico indotto da questi farmaci, che riduce l’apporto calorico e proteico, attiva vie cataboliche e abbassa la sintesi proteica. Inoltre, nausea e sazietà precoce possono ulteriormente ridurre l’assunzione di nutrienti essenziali.

Studi preliminari suggeriscono però che un’adeguata combinazione di esercizio di forza regolare e un apporto proteico superiore alla raccomandazione standard (idealmente ≥ 1,6 g/kg/die) possa attenuare la perdita di massa magra e migliorare la qualità del dimagrimento. Alcune ricerche in fase sperimentale stanno valutando anche l’associazione di agonisti GLP-1 con farmaci anabolizzanti per la preservazione muscolare.

Farmaci antiobesità e GLP-1: un ormone chiave nel dialogo tra metabolismo e cervello

Il Glucagon-Like Peptide-1 (GLP-1) è un ormone intestinale e cerebrale che, dopo i pasti, stimola la secrezione insulinica, rallenta lo svuotamento gastrico e induce senso di sazietà attraverso l’azione su recettori presenti nel pancreas, nello stomaco e nel sistema nervoso centrale. L’effetto combinato di questi meccanismi determina una riduzione spontanea dell’introito calorico e un miglioramento dei parametri metabolici e cardiovascolari.

L’aumento dell’attività di questo sistema, mediato dagli agonisti sintetici come semaglutide e tirzepatide, non solo favorisce un dimagrimento significativo ma, come emerge dalle ultime ricerche, può influenzare positivamente anche i circuiti cerebrali coinvolti nella regolazione dell’umore, aprendo nuove prospettive terapeutiche per disturbi come la depressione e il disturbo bipolare.

L’interazione tra metabolismo e salute mentale conferma la necessità di approcci integrati, che considerino il paziente nella sua globalità, e di strategie terapeutiche che vadano oltre la semplice gestione del sintomo per intervenire sulle cause biologiche profonde dei disturbi psichiatrici.

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