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Saviano: “Il sì al referendum può favorire le mafie e indebolire la giustizia”

Alla vigilia del referendum sulla separazione delle carriere, Saviano avverte: la riforma rischia di esporre la magistratura a pressioni politiche e favorire le mafie

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Roberto Saviano

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Giacomo Camelia di Giacomo Camelia

Nato a Carate Brianza nel 2000, laureato in Scienze Umanistiche per la Comunicazione presso l’Università degli Studi di Milano. Lavoro come redattore web dal 2024. Adoro il cinema e la musica anche se la mia passione più grande riguarda lo sport, il calcio in particolare

Napoli, 30 gennaio 2026 – In vista del referendum costituzionale del 22 e 23 marzo sulla separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, Roberto Saviano torna a lanciare un monito forte: votare Sì significherebbe indebolire la lotta contro le mafie e favorire indirettamente le organizzazioni criminali. Lo scrittore e giornalista, noto per il suo impegno antimafia e per il celebre libro Gomorra, sottolinea come questa riforma, lungi dal modernizzare il sistema giudiziario, rischi di frammentare una magistratura già sotto pressione.

Una magistratura più vulnerabile con la separazione delle carriere

Saviano evidenzia che il voto a favore della separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri comporterebbe una divisione delle forze che contrastano le mafie. Secondo lo scrittore, la frammentazione del potere giudiziario crea una magistratura più isolata e più esposta a interferenze politiche. La riforma, infatti, modifica l’autogoverno della magistratura istituendo due Consigli Superiori distinti, uno per i giudicanti e uno per i requirenti, aumentando il rischio che l’esecutivo influenzi le carriere attraverso nomine e disciplina. “Separare il pubblico ministero significa renderlo più solo, più esposto, più governabile”, spiega Saviano, che mette in guardia contro il rischio di un indebolimento dei contrappesi democratici, un risultato che gioverebbe proprio alle mafie.

Le mafie non si combattono solo con la repressione penale

Nel suo editoriale su La Repubblica, Saviano sottolinea una realtà spesso trascurata: il “panpenalismo” promosso dall’attuale governo ha creato molteplici figure di reato che, invece di aumentare la sicurezza, hanno solo appesantito un sistema giudiziario già al limite. Nel frattempo, l’economia criminale e le collusioni tra politica e criminalità organizzata restano sostanzialmente intatte, e la riforma non affronta in alcun modo queste radici profonde. Le mafie “vincono quando la loro presenza non fa più notizia”, operando attraverso società pulite e professionisti rispettabili che piegano le regole a proprio vantaggio senza fare rumore, come evidenzia Saviano.

Il referendum costituzionale e la posta in gioco per la giustizia italiana

Il referendum del 22-23 marzo 2026 riguarda una modifica costituzionale che ridefinisce l’ordinamento giudiziario, separando formalmente le carriere dei magistrati. La riforma prevede due Consigli Superiori distinti e una Corte disciplinare dedicata, mentre mantiene l’autonomia esterna della magistratura sancita dalla Costituzione. Tuttavia, l’assenza di quorum rende ogni voto decisivo e la consultazione assume un rilievo politico e istituzionale fortissimo. Per Saviano, è cruciale comprendere che votare Sì significa approvare un assetto che potrebbe indebolire la magistratura nella sua lotta contro la criminalità organizzata, con effetti potenzialmente devastanti sulla tenuta dell’antimafia in Italia.

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