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Referendum, Parodi: “Anm ha usato solo fondi privati, trasparenza su risorse per il No”

Il presidente ANM chiarisce la provenienza dei finanziamenti e invita a verifiche anche sugli altri comitati, mentre il dibattito sulla riforma della giustizia si accende

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Marco Vesperini di Marco Vesperini

Mi chiamo Marco Vesperini, classe 1989, sono di Porto Sant’Elpidio, un paesino sulla costa marchigiana. Giornalista pubblicista, collaboro con Alanews dal 2023 e con ilfattoquotidiano.it dal 2016. Mi occupo principalmente di cronaca, politica e cultura

Roma, 30 gennaio 2026 – Il presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati (ANM), Cesare Parodi, ha risposto alle polemiche sul finanziamento della campagna referendaria contro la riforma della giustizia, sottolineando la trasparenza dei fondi impiegati dal Comitato “Giusto per il No”. Le sue dichiarazioni sono arrivate a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario in Cassazione.

Fondi privati per il No, trasparenza e richieste di equità

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Cesare Parodi ha ribadito che l’ANM è uno dei soggetti che ha contribuito al Comitato “Giusto per il No” utilizzando esclusivamente fondi privati, senza ricevere finanziamenti da altre organizzazioni, come la CGIL. “Non abbiamo mai avuto finanziamenti o contributi da altri, né dalla Cgil né da nessun altro soggetto”, ha precisato il presidente dell’ANM, respingendo come “fatti non veri” le accuse circolate. “I nostri conti sono assolutamente trasparenti, tracciati e inequivocabilmente chiari”, ha aggiunto.

Parodi ha poi osservato come altri comitati stiano investendo ingenti risorse, a volte provenienti da fondi pubblici, e ha auspicato “lo stesso atteggiamento di interesse e di verifica anche nei confronti degli altri soggetti, per una questione di equità, giustizia e trasparenza nei confronti dei cittadini”. Il Comitato per il No, di cui Parodi è membro ma non fa parte del direttivo, è pronto a “esibire con la massima trasparenza tutta la documentazione relativa ai fondi utilizzati” in qualsiasi momento.

Dibattito acceso e accuse contro la riforma

Sul piano politico e mediatico, il dibattito intorno al referendum si è infiammato nelle ultime settimane. Parodi ha difeso la posizione del Comitato contro la riforma, replicando alle parole del ministro Nordio, che aveva definito “blasfemo” parlare di una riforma che minerebbe l’indipendenza della magistratura. “Non parliamo per slogan, ma abbiamo sempre argomentato le nostre tesi. Da giuristi riteniamo corretto interpretare una riforma nel suo complesso, considerando tutte le disposizioni e le implicazioni sistemiche”, ha dichiarato.

Nel frattempo, è emersa una polemica sui social legata a un post dell’avvocato torinese Flavio Campagna, che ha definito il governo “fascista e liberticida”. Cesare Parodi ha commentato positivamente l’impegno dell’avvocato nel sostenere il No, scatenando reazioni critiche tra esponenti politici come Giorgio Mulè di Forza Italia, che ha chiesto una smentita ufficiale. Parodi ha poi chiarito che il suo apprezzamento si riferiva all’impegno civico e non alla definizione utilizzata contro il governo, ribadendo l’intenzione di focalizzarsi sulle questioni di merito, quali i precari della giustizia e i tagli al comparto.

Infine, Parodi ha commentato con serenità la notizia di una possibile denuncia nei suoi confronti per turbativa dell’ordine pubblico, sottolineando la fiducia nel lavoro dei colleghi magistrati e la disponibilità a rispondere qualora fosse chiamato in causa.

Il Comitato “Giusto dire No”, nato nel settembre 2025 con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui rischi della riforma costituzionale sulla separazione delle carriere, continua così la sua attività in vista del referendum. Tra i soci fondatori figura lo stesso Parodi, insieme ad altre figure di spicco della magistratura e della società civile, con l’impegno a mantenere la campagna libera da influenze politiche dirette.

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