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Danimarca, boicottaggio contro prodotti Usa: stop a Coca Cola e Netflix

Cresce in Danimarca il movimento che invita a preferire prodotti europei e locali, coinvolgendo migliaia di cittadini e influenzando consumi, investimenti e scelte digitali

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L'intelligence della Danimarca descrive gli USA come una minaccia

Pixabay @Mlenny - alanews

Marco Andreoli di Marco Andreoli

Classe 1999, ho studiato Storia alla Statale di Milano. Dal 2021 scrivo per diverse testate, dal calcio dilettantistico per Sprint e Sport, alla cronaca nazionale per Il Giornale d'Italia, mantenendo anche un focus particolare sugli Esteri.

Copenaghen, 10 gennaio 2026 – In Danimarca cresce il boicottaggio contro i prodotti e i servizi americani, una reazione popolare alle recenti tensioni politiche con gli Stati Uniti, in particolare dopo le rivendicazioni del presidente Donald Trump sulla Groenlandia. Oltre 95mila persone hanno aderito al gruppo Facebook “Boicotta i prodotti americani” (“Boykot varer fra USA”), che promuove la sostituzione delle marche statunitensi con alternative nazionali ed europee.

Boicottaggio diffuso contro i marchi a stelle e strisce

Il boicottaggio coinvolge un ampio spettro di prodotti e servizi: Coca-Cola, Heinz, Netflix, Amazon sono solo alcuni dei marchi finiti nel mirino dei consumatori danesi. Gli aderenti condividono consigli per rinunciare ad abbonamenti alle piattaforme streaming come Netflix, YouTube e Prime, preferendo invece servizi europei come TV 2 Play, Drtv e Viaplay. Anche la scelta alimentare cambia: meno vini e prodotti americani, più etichette europee. Bo Albertus, tra i promotori, ha dichiarato di aver eliminato dalla propria spesa vini, noci, salsa barbecue, patatine e servizi di streaming made in USA. Nonostante l’uso di Facebook per coordinare il boicottaggio, Albertus lo definisce “un male necessario per raggiungere più persone”.

Secondo gli esperti, l’iniziativa può avere un impatto concreto, soprattutto sul piano digitale: “Mettere in discussione marchi basati sull’identità americana ne riduce il valore”, afferma un professore di economia dell’Università della Danimarca meridionale. L’abbandono delle piattaforme Usa può causare conseguenze significative, così come la riduzione dei viaggi e degli investimenti negli Stati Uniti.

Fenomeni simili in Nord Europa

Il fenomeno non è limitato alla Danimarca: anche in Svezia e Norvegia nascono gruppi simili con decine di migliaia di iscritti, animati da motivazioni politiche e solidarietà all’Ucraina. In Norvegia, ad esempio, la compagnia Haltbakk Bunkers ha annunciato di non rifornire più di carburante le navi della Marina statunitense, suscitando l’imbarazzo del governo di Oslo. Queste azioni riflettono una crescente frustrazione nei confronti della politica estera americana, in particolare durante l’amministrazione Trump, che ha alimentato tensioni con i Paesi nordici.

In Svezia, il boicottaggio ha coinvolto anche il settore finanziario: alcuni cittadini hanno venduto azioni di società americane e rivisto investimenti, mentre le vendite di Tesla sono drasticamente calate. La pratica del boicottaggio è considerata una forma di pressione politica e un modo per sostenere l’Ucraina nella crisi con la Russia.

Il gruppo danese “Boykot varer fra USA” conta oggi oltre 95mila iscritti, con incrementi di 400-500 nuovi aderenti al giorno. Questo movimento riflette come le scelte di consumo quotidiane possano trasformarsi in strumenti di espressione politica e di difesa della sovranità nazionale.

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