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L’Italia alla alla Cpi: “Rivedremo le regole di cooperazione giudiziaria dopo il caso Almasri”

Il governo italiano annuncia una revisione delle procedure di cooperazione giudiziaria con la Corte Penale Internazionale dopo il caso Almasri, tra interrogativi costituzionali e obblighi internazionali

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Almasri in Libia

Almasri in Libia Immagine di dominio pubblico - alanews

Redazione di Redazione

Roma, 1 novembre 2025 – In un clima di crescente tensione internazionale, il governo italiano ha risposto formalmente alla Corte Penale Internazionale (CPI) in merito al caso Osama Elmasri Njeem, noto anche come Almasri, sospettato di crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La vicenda, che ha suscitato ampi dibattiti politici e giuridici, ha spinto l’Italia a impegnarsi in una revisione delle regole e delle procedure di cooperazione con la Corte dell’Aia.

Caso Almasri, l’Italia risponde alla Corte Penale Internazionale

Il governo italiano, tramite una comunicazione ufficiale sottoscritta dall’ambasciatore italiano nei Paesi Bassi, Augusto Massari, ha confermato di voler rivedere e migliorare le modalità di comunicazione e cooperazione tra gli organi dello Stato, in particolare per quanto riguarda le richieste di arresto e consegna di indagati da parte della CPI. La lettera inviata alla camera preliminare I della Corte dell’Aia sottolinea che è allo studio una possibile revisione della legge n. 237/2012, la norma che regola la cooperazione giudiziaria tra Italia e CPI.

Un martelletto del giudice per i verdetti in tribunale
Un martelletto del giudice per i verdetti in tribunale | Pixabay @iPicture – alanews.it

Il 30 ottobre 2025, la Corte d’Appello di Roma ha sollevato una questione di legittimità costituzionale riguardo alcuni articoli della stessa legge, evidenziando l’assenza di una procedura chiara che preveda la presentazione delle richieste da parte del procuratore generale e la necessità che la Corte d’Appello deliberi sulle richieste di cooperazione, anche dopo la trasmissione diretta da parte della CPI, con obbligo di comunicazione al Ministero della Giustizia.

La CPI, nella sua decisione del 18 ottobre scorso, ha ritenuto all’unanimità che l’Italia non abbia agito con la dovuta diligenza e non abbia utilizzato tutti i mezzi ragionevoli per ottemperare alla richiesta di cooperazione relativa al caso Almasri. A seguito di ciò, la Corte ha rinviato la decisione su un eventuale deferimento dell’Italia all’assemblea degli Stati parte o al Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

Magistratura e Governo: possibili ricorsi e indagini interne

Il governo ha inoltre ricordato che la magistratura italiana può sollevare la questione del conflitto di attribuzione di poteri tra gli organi dello Stato davanti alla Corte Costituzionale, in particolare contro la decisione del Parlamento di negare l’autorizzazione a procedere nei confronti dei ministri della Giustizia e dell’Interno, Carlo Nordio e Matteo Piantedosi, e del sottosegretario Alfredo Mantovano. Tale questione può essere proposta senza limiti di tempo e la Corte Costituzionale ha già ammesso ricorsi analoghi in passato.

Parallelamente, è stata avviata una seconda indagine da parte della Procura di Roma relativa a un alto funzionario del Ministero della Giustizia, nell’ambito del caso Almasri. La Procura opera in maniera indipendente e la durata del procedimento non è prevedibile.

La vicenda ha assunto un rilievo politico notevole, con partiti di opposizione che hanno presentato una mozione di sfiducia contro il ministro della Giustizia Carlo Nordio, e con le associazioni magistratuali che esprimono forti perplessità riguardo alle riforme in discussione, definendole insufficienti a garantire autonomia e indipendenza della magistratura.

La complessità del caso è stata ulteriormente evidenziata dall’ordinanza della Corte di Appello di Roma del 21 gennaio 2025, che ha disposto la scarcerazione di Almasri per “irritualità” nell’arresto, evidenziando una procedura non conforme alla legge n. 237/2012. L’arresto, infatti, era stato eseguito dalla polizia giudiziaria senza la preventiva richiesta del Ministero della Giustizia, unico titolare delle richieste di cooperazione con la CPI. Questo ha determinato un vuoto operativo che ha favorito la scarcerazione e il successivo rimpatrio del sospettato in Libia su un volo di Stato.

L’esperienza maturata con il caso Almasri ha così spinto l’Italia a un ripensamento profondo del sistema di cooperazione giudiziaria internazionale, con l’obiettivo di garantire il rispetto degli obblighi internazionali in un quadro che contempli anche la sicurezza nazionale e la legislazione interna.

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