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Solo una donna su due accede alla ricostruzione del seno dopo il tumore in Italia, Schillaci: “È essenziale”

Solo la metà delle donne italiane sceglie la ricostruzione mammaria dopo il tumore, nonostante sia un diritto garantito dal SSN. Focus su informazione e accesso equo

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Un primo piano di Orazio Schillaci

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Marco Viscomi di Marco Viscomi

Nato a Milano nel 1991, sono laureato in Lettere moderne presso l'Università Cattolica di Milano. Collaboro come giornalista con Sprint e Sport dal 2024 e Alanews dal 2025. Allenatore di calcio nel tempo libero, le mie più grandi passioni sono lo sport, il cinema, il gaming e la musica

Roma, 15 ottobre 2025 – In Italia, il carcinoma mammario (tumore al seno) colpisce una donna su otto nel corso della vita, ma solo metà di coloro che affrontano un intervento chirurgico demolitivo decide di sottoporsi a ricostruzione mammaria post-oncologica, nonostante si tratti di un diritto garantito dal Servizio Sanitario Nazionale (SSN). In occasione del Bra Day 2025, giornata internazionale dedicata alla consapevolezza sulla ricostruzione del seno dopo il tumore, la Società Italiana di Chirurgia Plastica, Ricostruttiva ed Estetica (Sicpre) ha rilanciato l’importanza di questa pratica per il recupero fisico e psicologico delle pazienti.

Ricostruzione mammaria: accesso ancora limitato, ma cresce l’attenzione

Secondo i dati del Registro Nazionale degli Impianti Protesici Mammari, in Italia vengono impiantate annualmente circa 59.000 protesi mammarie, di cui il 37% per finalità ricostruttive dopo mastectomia. Ciò corrisponde a circa 41.000 pazienti che ricevono una protesi ogni anno. Tuttavia, solo il 50% delle donne che potrebbero usufruire della ricostruzione decide effettivamente di farlo, evidenziando una disparità di accesso che si riduce significativamente nelle Breast Unit, centri multidisciplinari specializzati dove la ricostruzione immediata post-mastectomia è più frequente.

La presidente della Sicpre, Maurizio Ressa, ha sottolineato che l’obiettivo del Bra Day è informare e sensibilizzare le donne sul tema, affinché possano conoscere non solo la possibilità di ricostruire il seno, ma anche le modalità e i risultati possibili. La ricostruzione immediata, come ha spiegato la chirurgo plastico Marzia Salgarello, non è solo una questione estetica ma un passaggio fondamentale per permettere alle donne di riappropriarsi della propria immagine, facilitare l’adesione alle terapie oncologiche e riprendere la vita sociale e lavorativa. Liliana Barone Adesi, medico dell’Unità di Chirurgia Plastica del Policlinico Gemelli, ha ribadito l’importanza di rivolgersi alle Breast Unit per garantire un percorso di cura di alta qualità, grazie alla collaborazione di equipe specializzate, tra cui i chirurghi plastici.

Il ruolo del Ministero della Salute e i progressi nel monitoraggio delle protesi

Il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ha ricordato che la rete dei centri di senologia è in fase di potenziamento per assicurare equità nell’accesso alle cure e alle ricostruzioni su tutto il territorio nazionale, riducendo le disparità regionali. Nel messaggio inviato in occasione del Bra Day Sicpre 2025, Schillaci ha evidenziato che con oltre 53.000 nuove diagnosi di carcinoma mammario ogni anno, la sopravvivenza è oggi superiore al 90% nelle diagnosi precoci, grazie a terapie personalizzate e al lavoro delle Breast Unit.

Il ministro ha inoltre sottolineato l’importanza del Registro Nazionale degli Impianti Protesici Mammari, che nel 2024 ha registrato quasi 60.000 impianti e oltre 17.000 rimozioni. Il registro, unico in Europa per obbligatorietà e gestione diretta da parte del Ministero della Salute, garantisce la tracciabilità e il monitoraggio a lungo termine della sicurezza e delle performance delle protesi. Questa raccolta dati supporta la prevenzione e la gestione delle complicanze postoperatorie, e contribuisce a migliorare la qualità dell’assistenza alle pazienti.

Le protesi, ha spiegato il primario Roy De Vita, hanno una durata media di 10-15 anni, che si riduce a circa 9 anni nelle ricostruzioni post-tumore e può scendere fino a 5 anni in caso di chemioterapia o radioterapia, a causa di possibili complicanze come la contrattura capsulare. È quindi fondamentale un costante monitoraggio annuale.

Nel 2024, il 41,5% degli interventi con protesi è stato eseguito per ricostruzione dopo tumore, mentre il 58,5% per motivi estetici, con un’età media delle pazienti ricostruttive di 52 anni. La maggior parte degli interventi avviene in strutture private o private accreditate, ma le procedure ricostruttive sono prevalenti nelle strutture pubbliche, dove l’intervento è gratuito per le pazienti oncologiche.

La prevenzione contro il tumore al seno e la mastectomia preventiva nelle donne a rischio genetico

Un aspetto complementare alla ricostruzione mammaria è la prevenzione, in particolare la mastectomia profilattica, un intervento preventivo che prevede l’asportazione delle ghiandole mammarie in donne sane ma portatrici di mutazioni genetiche ad alto rischio, come quelle dei geni BRCA1, BRCA2, TP53 e PTEN. L’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) sottolinea come questa opzione, che può ridurre il rischio di tumore al seno di almeno il 90%, venga discussa attentamente con le pazienti, valutando benefici, rischi e impatti psicologici.

Le mutazioni BRCA sono rare nella popolazione generale (circa 1 su 400-500 persone), ma aumentano significativamente il rischio di sviluppare tumori al seno e ad altri organi. Per queste donne, oltre alla mastectomia preventiva, esistono alternative di screening intensificato, che includono controlli ginecologici semestrali e test specifici, anche se nessuna opzione riduce il rischio quanto l’intervento chirurgico.

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