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Garlasco, decrittata la frase su Facebook dell’amico di Andrea Sempio: ecco il messaggio nascosto

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Garlasco, decrittata la frase di Michele Bertani

Garlasco, decrittata la frase di Michele Bertani | Facebook - alanews

Federico Liberi di Federico Liberi

Laureato in Psicologia e Processi Sociali, sono sempre stato affascinato dalla scrittura. Dal 2023 lavoro nel mondo del copywriting dove mi occupo, oltre che di viaggi, salute, attualità e molto altro, di due delle mie passioni più grandi: il calcio e il tennis.

Il quotidiano Gente ha analizzato il post di Michele Bertani pubblicato poco prima del suicidio: ecco il contenuto del messaggio nascosto

Il caso di Garlasco continua a soprendere con nuove rivelazioni e misteri. A distanza di anni dalla morte di Chiara Poggi e dalla condanna definitiva di Alberto Stasi, riemerge, infatti, un dettaglio inquietante: una frase criptica pubblicata su Facebook da Michele Bertani, amico di Andrea Sempio, il giovane suicidatosi nel 2016 e inizialmente coinvolto nelle indagini. Ora, quel messaggio così “strano” sembra essere stato decriptato, e la frase che ne è stata ricavata, forse, nasconde il movente dietro l’uccisione di Chiara Poggi. Analizziamo più nel dettaglio questo nuovo enigma.

Il post di Michele Bertani su Facebook: ecco cosa nasconde

Secondo quanto riportato dal settimanale Gente, poco prima della sua morte Bertani avrebbe postato una frase all’apparenza innocua, ma densa di significati nascosti. Si tratta di una citazione da una canzone dei Club Dogo: “La Verità Sta Nelle CoSe Che NeSSuno sa!!! la Verità nessuno mai te la racconterà”.

Il messaggio, secondo il settimanale, nasconde una chiave cifrata: eliminando le lettere maiuscole, le minuscole residue – “a eria’ ta elle oe he euno sa” – sarebbero state traslitterate in ebraico, dando origine a una frase sorprendente: “C’era una ragazza lì che sapeva”. Che il riferimento sia rivolto proprio a Chiara Poggi e al suo omicidio?

I misteri sulla figura di Michele Bertani

Ma questo non è l’unico elemento enigmatico legato alla figura di Bertani. Sui social, il giovane si presentava con lo pseudonimo Mem He Shin, riferimento al quinto nome divino nella Cabala ebraica, un dettaglio che aggiunge una patina di misticismo e ambiguità alla vicenda.

L’auto nera e la testimonianza di Muschitta

Ma c’è di più: nel 2007, Bertani avrebbe avuto accesso a un’auto nera, simile a quella segnalata da un testimone nei pressi dell’abitazione dei Poggi la mattina del delitto. In una delle foto postate online, Bertani appare appoggiato a una Volkswagen Golf nera, immatricolata nel 2004 – la stessa che, secondo i verbali, potrebbe corrispondere a quella avvistata da Marco Muschitta, testimone poi ritenuto inattendibile.

Muschitta riferì di aver notato una vettura scura parcheggiata in via Pascoli, ma ritirò la sua deposizione il giorno stesso. L’auto, descritta come “media, non piccola né grande”, era ferma in uno spiazzo a sinistra della carreggiata, con il muso rivolto verso via Pavia. Per anni si è parlato, forse erroneamente, di un SUV. Ora, il dettaglio della Golf nelle foto di Bertani potrebbe rimettere in discussione quella versione.

Il mosaico, a distanza di quasi due decenni, continua ad arricchirsi di tessere oscure. E sebbene la giustizia abbia scritto la parola fine – almeno fino ad oggi – con la condanna di Stasi, l’eco di alcuni indizi – criptici e inquietanti – sembra voler raccontare un’altra verità.

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